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23 febbraio 2010
Raccolta Articoli di Michele Traficante 7 - 2010 (da completare)

Raccolta Articoli

di Michele Traficante

7 - 2010

 

 

 

RAFFAELE CIASCA E LA LUCANIA
 Uno scritto ancora attuale dell’illustre storico rionerese sulla sua Regione.

di Michele Traficante

Non sono pochi, ancora oggi, gli storici e gli studiosi di cose meridionali che s’interrogano su futuro della Basilicata e sulle cause della sua arretratezza socio-economica rispetto ad altre regioni più avvantaggiate. Si scava nel passato e si cercano le cause più remote, storiche e naturali, che lasciano la nostra regione “al palo” e non in grado di tenere il passo con l’evoluzione della società di oggi.
I dati recentemente pubblicati dallo SVIMEZ confermano il persistente ( se non proprio accresciuto)  divario fra il Nord e il Sud dell’Italia. In particolare risulta preoccupante l’ormai inarrestabile diaspora  che vede le migliori energie intellettuali e professionali meridionali andare  nelle regioni settentrionali per trovare un dignitoso posto di lavoro. Senza parlare, poi,  del “ rispolvero” da parte del governo e di alcuni uomini politici della Questione Meridionale come questione nazionale di fortunatiana memoria. La netta presa di posizione al riguardo del presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ( meridionale ed illustre  meridionalista che, fra l’altro, ha riaffermato il suo ruolo di garante dell’Unità nazionale) e la sua annunciata  visita in Basilicata nel prossimo mese di ottobre, può e deve essere l’occasione storica e irripetibile per una seria riflessione sulla mai risolta Questione Meridionale e sul da farsi in concreto per il Mezzogiorno d’Italia. La scelta non poteva  che  cadere sulla nostra Regione avendo essa, a parte ogni altra valida considerazione, dato i natali al primo e vero e grande suscitatore della Questione Meridionale, il rionerese senatore Giustino Fortunato ( 1848-1932) ed essendo stato Giorgio Napoletano amico ed estimatore del compianto  storico e meridionalista senatore Giovanni Calice  ( 1937-1997)  pure di Rionero in Vulture.
Raffaele Ciasca (Rionero in Vulture, 26 maggio 1888 – Roma 18 luglio 1975), l’insigne storico e senatore della Repubblica, pupillo prediletto del grande meridionalista Giustino Fortunato di cui fu discepolo devoto, si è soffermato sull’argomento con uno scritto illuminante dei primi anni Sessanta del secolo scorso, ma tuttora di grande attualità, seppure ignorato dai più.
Riteniamo cosa utile riproporlo affinché possa servire di profonda riflessione a quanti intendano affrontare la problematica dello sviluppo della nostra regione con maggiori cognizioni di causa.
“Nel grave problema del Mezzogiorno – scrive Ciasca -, che occupò di sé i più nobili spiriti in tutti i tempi, la Lucania tenne e tiene un posto particolare: quello di Cenerentola tra le regioni dell’Italia meridionale.
Giustino Fortunato, il grande lucano che guardò la questione con dolente pessimismo, con la sua prosa mirabile, formatosi alla grande tradizione della scuola napoletana dei De Sanctis, dei Villari, contribuì a fissare l’immagine di una Lucania poverissima, irta di montagne brulle e franose, da cui l’uomo fuggiva per non morire di fame, con pianure da cui l’uomo fuggiva per non morire di malaria.
Questa concezione tristissima della Lucania trovava conferma nel rilievo della diminuzione della popolazione al 1831 e nel fenomeno emigratorio che toccò punte altissime dalla fine del secolo scorso alla prima guerra mondiale.
Fu nel 1902 che per la prima volta un presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Zanardelli, volle visitare la Lucania, la regione meridionale in cui mancavano finanche le oasi di attrazione delle altre regioni meridionali: le città fiorite di cattedrali e di castelli della fascia del litorale pugliese, le pendici profumate di aranci
e di bergamotti dell’estrema punta della Calabria, le coste di Sicilia da Siracusa a Palermo, meravigliose del doppio incanto della natura e dell’arte, l’incanto insuperabile di Napoli e dei suoi dintorni.Da quel viaggio venne fuori la nota legge speciale del 1904, con provvidenze addirittura irrisorie e che provocarono una viva delusione (lo stesso Giustino Fortunato non la votò, N.d.R.).Dieci anni dopo un settentrionale, tecnico di valore, che aveva fatto a proprie spese esperienza di una conduzione agraria in Lucania, Eugenio Azimonti, scriveva.”. Dobbiamo convincerci, dopo l’esperienza di dieci anni, che non può bastare un ventennio per un
radicale miglioramento delle condizioni di una regione come questa”.E aggiungeva
che: ”Il ventennio non basterebbe, neanche se la legge del 1904 fosse integralmente
applicata – se e in quanto fosse applicabile, neanche se la legge del 1904 venisse integrata da nuovi provvedimenti, studiati da menti superiori”. Egli calcolava allora in 250 milioni (oro) la somma necessaria per fare opera utile per la resurrezione della Lucania. E concludeva essere: ”una lustra questa di concedere qualche milione di elemosina con una legge speciale, mentre si pompano i milioni a decine per sostenere una politica di generale grandiosità e di sperpero”.( Eravamo nel 1914).
Scoppiata la prima guerra mondiale da paeselli sperduti, dalle pianure malariche di Basilicata mossero gli umili fantaccini per andare silenziosamente a morire sulle colline del Carso. Poi venne il torbido dopoguerra, poi il fascismo e il problema agrario si compendiò in uno slogan: battaglia del grano.
Nel nuovo clima politico nazionale ed internazionale del secondo dopoguerra, la questione del Mezzogiorno venne affrontata nel suo complesso con mezzi imponenti. A differenza delle altre leggi speciali ( ce ne furono per la Calabria, per Napoli, per la Sardegna), che partivano dal concetto di promuovere nelle loro integrità il risorgimento economico e sociale di quelle regioni come entità a se stanti e con viste di risolvere i problemi di ciascuna di esse peculiari, la nuova legge individuava alcune zone maggiormente suscettibili di trasformazione fondiaria e delimitava comprensori di riforma.Si seguiva, cioè, il concetto che già l’Azimonti nel 1914 auspicava per le ferrovie di una regione povera e senza avvenire, come la Lucania, nella quale il disimpegno migliore era di seguire il thalweg delle valli, evitando l’attraversamento di nuclei montagnosi in zone instabili, desolate.
L’attuale riforma agraria seguì proprio il cammino delle valli con la valorizzazione di due comprensori di riforma: la piana di Metaponto, legata al ricordo della Magna Grecia, attraversata dal Basento e dall’Agri, sfocianti nel golfo di Taranto, e l’altro all’estremo nord della regione, in quella media valle dell’Ofanto volta verso l’Adriatico, al confine tra la Lucania, la Campania e la Puglia.Il resto, tranne qualche eccezione come l’ingrandimento spettacolare di Potenza, la zona di Ferrandina con i pozzi di metano, non ha beneficiato della riforma: è rimasto il paese desolato del “Cristo si è fermato ad Eboli”.
Anche nella zona dove la riforma ha operato largamente è venuto ad inserirsi, però, in questi ultimissimi anni, il fatto nuovo del prodigioso balzo della produzione industriale italiana, facilitata certo dal MEC, la quale attira nei centri industriale del nord Italia, dalla Francia, dalla Germania, gli elementi più giovani ed attivi. Così anche le realizzazioni della riforma, perdono le loro attrattive per gli interessati:
i contadini meridionali non hanno più fame di terra.
Quel fenomeno sociale che ha spinto le masse nei momenti di maggiore turbamento politico, si è ora improvvisamente afflosciato, è caduto. I contadini disertano i campi; i sudati risparmi non vengono più investiti, come accadeva una volta dei dollari d’America, nell’acquisto di un pezzo di terra. Così tutto il problema del Mezzogiorno
viene a collocarsi oggi in una luce del tutto nuova, che impone soluzioni diverse.Quali soluzioni? Non certo quella di incoraggiare le migrazioni di manodopera verso le regioni industriali del nord Italia o d’Europa, che vorrebbero dire evirare il Mezzogiorno, privato degli elementi migliori, condannato ad un progressivo spopolamento, ad una morte lenta.
Quanti hanno combattuto la tesi preconcetta, lo hanno fatto con argomenti di ordine tecnico e di ordine economico; nessuno ha considerato l’aspetto politico della questione, e si è posto la domanda se sia utile consentire il depauperamento del Mezzogiorno.Nessuno ne ha considerata la posizione geopolitica, in un Mediterraneo
su cui i popoli dell’altra sponda assurti dal regime coloniale all’indipendenza, avanzano verso nuove forme di vita civile.
Nel quadro del problema meridionale, considerato sotto tale aspetto, la Lucania non appare più la Cenerentola del Sud; la stessa segnalazione delle zone di riforma a sud e
a nord di essa, sottolinea l’importanza della sua posizione, posta col suo nucleo appenninico al centro dell’Italia meridionale, dominante con le sue valli la piana di Metaponto sul golfo di Taranto, ed affacciatesi a nord con la val d’Ofanto che la congiunge con le vie dell’Adriatico, e insinuandosi, lungo i fianchi del Vulture, con l’alta valle ofantina limitrofa alla sua sorgente del Sele che sbocca nel golfo di Salerno e con quella del Calore che bagna Benevento.
Quando si parla della Lucania povera e desolata, qual è apparsa anche recentissimamente dalla larga raffigurazione pittorica di Carlo Levi alla Mostra delle regioni di “Torino’61”, si dice certamente la verità.Veri sono i tipi che il pittore ha raffigurato: le madri stente dei molti figli, le tane abitate in comune da uomini e bestie.Ma il problema della Lucania, come tutti i problemi, è poliedrico e a volerlo considerare con un’unica faccia si rischia di falsare la verità e di commettere degli errori politici”.
Fin qui lo scritto di Ciasca degli inizi degli anni ’60 del secolo scorso. Dalla sua acuta analisi emergono spunti di attenta riflessione che ancora oggi, benché siano avvenuti fatti di rilevante importanza sul piano economico e sociale ( l’insediamento dello  stabilimento della Fiat a San Nicola di Melfi, lo sfruttamento dei pozzi di petrolio in Val d’Agri ecc.) che, lungi dall’aver risolto tutti i problemi ne hanno creato anzi degli altri, soprattutto sul piano dell’impatto ambientale, possono indicare le coordinate giuste per l’impostazione corretta della risoluzione dell’annosa questione attinente lo sviluppo compatibile della Basilicata e del Mezzogiorno d’Italia in generale.

 

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